Il settore del biologico italiano continua la sua traiettoria di crescita e consolidamento, rafforzando la leadership del Paese a livello europeo. È quanto emerge chiaramente dal BIOREPORT 2024-2025 – L'agricoltura biologica in Italia, una pubblicazione coordinata scientificamente dal CREA nell'ambito del programma RetePAC 2025-2027. Se da un lato il rapporto fotografa un comparto in salute, con numeri in espansione su superfici e operatori, dall'altro pone l'accento su una sfida strategica che merita attenzione prioritaria: la zootecnia biologica. Questo segmento, infatti, pur mostrando segnali incoraggianti, necessita di un ulteriore salto di qualità per divenire una componente strutturale e sostenibile dell'agroalimentare italiano, al di là del mero sostegno pubblico.
Il Contesto del Biologico Italiano: Numeri e Consolidamento
L'Italia si conferma uno dei protagonisti indiscussi del biologico europeo. Nel 2024, la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) biologica ha superato i 2,5 milioni di ettari, registrando un incremento del +2,4% rispetto al 2023. Questa estensione rappresenta ben il 20,2% della SAU nazionale, avvicinando significativamente il traguardo del 25% fissato dalle strategie europee "Farm to Fork" e "Biodiversità" per il 2030. Un dato che pone l'Italia ai vertici del continente, con un'incidenza quasi doppia rispetto a Paesi come Spagna, Germania e Francia.
Non solo le superfici crescono, ma anche il numero di operatori biologici ha raggiunto quota 97.160 unità nel 2024, con un aumento del +2,9% rispetto all'anno precedente. Questo denota un tessuto imprenditoriale dinamico e in evoluzione, caratterizzato da aziende mediamente più grandi, meglio strutturate e guidate da imprenditori spesso più giovani e con una maggiore propensione all'innovazione e alla multifunzionalità.
Anche sul fronte dei consumi, il mercato interno mostra vivacità. La spesa domestica per prodotti biologici ha toccato i 3,96 miliardi di euro nel 2024, in crescita del +2,9% in valore, con un aumento dei volumi del +4,3%. Questo trend positivo è proseguito nel 2025, con vendite complessive che hanno raggiunto circa 6,9 miliardi di euro, un incremento del 6,2% sull'anno precedente. L'export di prodotti biologici italiani ha anch'esso registrato un forte slancio, raggiungendo 3,9 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 7% sull'anno precedente e un notevole +174% rispetto al 2014. Questi numeri testimoniano una domanda crescente e un crescente apprezzamento dei consumatori per i prodotti biologici, sia in Italia che all'estero.
La Zootecnia Biologica: Tra Segnali Incoraggianti e Nodi Strategici
Nonostante il quadro generale positivo, il BIOREPORT 2024-2025 identifica la zootecnia biologica come un "nodo cruciale" e una "sfida strategica" per il futuro del settore. Per quanto riguarda i bovini, ovini e caprini, i dati del 2024 offrono "diversi segnali incoraggianti", in particolare per l'espansione delle superfici foraggere dedicate. Si stima che in Italia, nel 2021, ci fossero circa 400.000 capi bovini biologici (da latte e da carne), pari a circa il 7% del patrimonio bovino complessivo, distribuiti su 4.874 allevamenti.
Tuttavia, il rapporto avverte che l'aumento del numero di animali allevati secondo il metodo biologico non può essere l'unico obiettivo. La questione centrale è la costruzione di filiere in grado di valorizzare economicamente queste produzioni e di creare una domanda adeguata. La stabilità futura del biologico, e in particolare della zootecnia, dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra coerenza normativa, sostenibilità economica e sviluppo della domanda.
Le Sfide Chiave per la Zootecnia Bovina Biologica
Gli allevatori di bovini che optano per il biologico si confrontano con specifiche sfide.
- Costi di Produzione Elevati: L'allevamento biologico impone standard rigorosi in termini di benessere animale, spazi adeguati, alimentazione biologica certificata e l'esclusione di ormoni e antibiotici per la stimolazione della crescita. Questi requisiti si traducono in costi di produzione intrinsecamente maggiori rispetto all'allevamento convenzionale. Ad esempio, il costo del lavoro e l'alimentazione biologica degli animali incidono notevolmente sulle spese.
- Mancanza di Valorizzazione Economica: Una delle problematiche più sentite dagli allevatori è la difficoltà di spuntare prezzi che riconoscano adeguatamente la maggiore qualità e i costi sostenuti. Troppo spesso, la carne bovina biologica viene venduta a un prezzo simile a quella convenzionale, annullando il valore aggiunto e la redditività attesa. Il differenziale di prezzo tra bio e convenzionale non è sempre sufficiente a incentivare la conversione o a sostenere le aziende già biologiche.
- Struttura delle Filiere: La filiera della carne biologica in Italia è ancora "abbastanza articolata" ma spesso non sufficientemente integrata, soprattutto al di fuori dei canali corti di vendita diretta. Per gli allevatori, ciò significa maggiori difficoltà nel commercializzare i propri prodotti e nel raggiungere i consumatori disposti a pagare un prezzo superiore per il biologico certificato. La mancanza di macelli certificati o le problematiche logistiche rappresentano ulteriori ostacoli.
- Dipendenza dagli Incentivi Pubblici: Sebbene le aziende biologiche mostrino una redditività superiore a quelle convenzionali, questo risultato è spesso influenzato da un sostegno pubblico mediamente più elevato. Il BIOREPORT sottolinea la necessità per il biologico di passare da un sistema "fortemente sostenuto dagli incentivi" a una "componente strutturale del sistema agroalimentare", dove il valore di mercato giochi un ruolo più preponderante.
- Competizione e Mercato Europeo: Le problematiche osservate in altri Paesi europei, come la contrazione della produzione di latte biologico in Svezia o il calo di alcune produzioni animali in Danimarca a causa della domanda ridotta, fungono da monito. Questo dimostra che la crescita numerica non basta se non è accompagnata da una solida domanda di mercato e da filiere efficienti.
Cosa significa per gli allevatori di bovini italiani
Per gli allevatori di bovini italiani, il BIOREPORT 2024-2025 offre spunti di riflessione fondamentali. Il settore biologico rappresenta un'opportunità di differenziazione e di risposta a una domanda di consumo sempre più attenta a sostenibilità e benessere animale.
- Investire nella Filiera: È cruciale puntare sulla costruzione di filiere corte e integrate, valorizzando la vendita diretta o stringendo accordi con trasformatori e distributori che sappiano riconoscere e premiare il valore del biologico. L'integrazione tra produzione e trasformazione è un modello che si sta rafforzando e che può offrire maggiori margini.
- Comunicazione e Trasparenza: Spiegare ai consumatori i maggiori costi e i benefici intrinseci dell'allevamento biologico (benessere animale, qualità dell'alimentazione, impatto ambientale ridotto, assenza di antibiotici) è fondamentale per giustificare un prezzo più elevato e fidelizzare la clientela.
- Innovazione e Ricerca: Sfruttare la ricerca agroecologica e le innovazioni per ottimizzare i processi produttivi, migliorare l'efficienza e ridurre l'impatto ambientale, può contribuire a rendere la zootecnia biologica più competitiva.
- Supporto Politico Mirato: Gli allevatori devono continuare a interagire con le istituzioni per garantire che le politiche agricole, in particolare la PAC, e i fondi del PNRR, supportino lo sviluppo di filiere biologiche strutturate e non si limitino a semplici incentivi alla produzione. Saranno necessari strumenti che stimolino l'aggregazione, la certificazione e la logistica, superando le attuali frammentazioni e impedimenti.
