Il riaccendersi dell'allerta per la Dermatite Nodulare Contagiosa (DNC) in Sardegna segna un momento di rinnovata preoccupazione per il settore zootecnico italiano. Con il primo caso del 2026 registrato nella provincia di Oristano, che porta a tre i focolai attivi nella regione, la vigilanza e l'adozione di misure preventive diventano ancora più cruciali per gli allevatori di bovini. Questa malattia virale, nota anche come Lumpy Skin Disease (LSD), sebbene non trasmissibile all'uomo, rappresenta una seria minaccia per la sanità animale e l'economia degli allevamenti, a causa della sua elevata contagiosità e delle gravi perdite produttive che può causare.
La minaccia della Dermatite Nodulare Contagiosa
La Dermatite Nodulare Contagiosa è una malattia virale che colpisce esclusivamente bovini, bufali e bisonti. È causata dal virus LSDV, appartenente al genere Capripoxvirus. Il periodo di incubazione può variare da 2 a 4 settimane, rendendo difficile l'identificazione precoce dei capi infetti. I sintomi più comuni includono febbre alta, che può raggiungere i 41 °C, abbattimento, calo dell'appetito e perdita di peso, scolo nasale e lacrimazione, ingrossamento dei linfonodi e, caratteristica distintiva, la comparsa di noduli sulla pelle di tutto il corpo, in particolare su testa, collo, mammelle e area perineale. In casi gravi, la malattia può portare a una drastica riduzione della produzione di latte, disturbi della fertilità, aborti e, in alcuni animali, persino alla morte.
La trasmissione avviene principalmente attraverso insetti ematofagi come mosche, zanzare e zecche, che fungono da vettori meccanici del virus. Il virus può essere presente in diverse secrezioni e tessuti degli animali infetti, inclusi saliva, secrezioni respiratorie, latte e materiale seminale, rendendo possibile anche una trasmissione diretta, seppur meno efficiente. L'elevata stabilità ambientale del virus, capace di sopravvivere per oltre 30 giorni nelle croste cutanee essiccate e nei tessuti contaminati, rende l'eradicazione complessa.
Storicamente, la DNC era confinata all'Africa subsahariana, ma dal 2012 ha iniziato a diffondersi in Medio Oriente e successivamente nell'Europa sud-orientale. Nel 2025, l'Italia ha registrato i primi focolai in Sardegna e Lombardia, segnando l'ingresso della malattia nel territorio nazionale. Sebbene a gennaio 2026 i focolai in Italia fossero stati dichiarati estinti, il nuovo caso in Sardegna evidenzia la persistenza del rischio e la necessità di mantenere alta la guardia.
Impatto economico e le misure di contenimento
Le ripercussioni della Dermatite Nodulare Contagiosa sul settore zootecnico sono significative. Le perdite economiche derivano non solo dalla mortalità degli animali o dai costi di abbattimento, ma anche dalla riduzione della produzione di latte e carne, dai danni alle pelli, e dalle restrizioni alla movimentazione e al commercio di bovini e prodotti derivati. La classificazione della LSD come malattia di categoria A nell'ambito della normativa europea impone l'adozione immediata di misure di eradicazione rigorose, inclusa l'abbattimento di tutti gli animali presenti nell'allevamento colpito.
A seguito di un focolaio, vengono istituite zone di restrizione, che comprendono una zona di protezione (20 km) e una zona di sorveglianza (50 km), all'interno delle quali si applicano severe limitazioni alla movimentazione di bovini. Queste misure, seppur necessarie per contenere la diffusione del virus, possono avere un impatto devastante sull'operatività e la redditività delle aziende agricole coinvolte. In passato, la Regione Sardegna ha stanziato fondi per supportare gli allevatori colpiti, riconoscendo indennizzi per abbattimenti, decessi e costi derivanti dalle restrizioni.
Un'altra misura di controllo fondamentale è la vaccinazione. In diverse aree europee colpite, come la Francia, sono state avviate campagne di vaccinazione massiccia per proteggere il patrimonio zootecnico e consentire la ripresa degli scambi commerciali, seppur con specifiche condizioni sanitarie. L'ordinamento italiano, adeguandosi alla normativa europea, prevede la possibilità di ricorrere alla vaccinazione per le malattie di categoria A, previa un'accurata valutazione dei rischi e benefici.
Cosa significa per gli allevatori
Il nuovo focolaio in Sardegna è un severo richiamo alla necessità di un'estrema vigilanza e all'implementazione rigorosa delle misure di biosicurezza. Per gli allevatori italiani, la protezione del proprio bestiame e, di conseguenza, della propria attività economica, dipende da un approccio proattivo e collaborativo.
- Massima attenzione ai sintomi: È fondamentale ispezionare regolarmente gli animali per individuare precocemente qualsiasi segno riconducibile alla DNC, in particolare la comparsa di noduli cutanei, febbre o calo della produzione.
- Segnalazione immediata: In caso di sospetto clinico, anche lieve, o di mortalità anomala, è imperativo contattare immediatamente il Servizio Veterinario della ASL di competenza territoriale e il proprio veterinario di fiducia. La tempestività della segnalazione è cruciale per arginare la diffusione.
- Biosicurezza rigorosa: Mantenere elevati standard di igiene e biosicurezza in azienda è essenziale. Ciò include la disinfezione di stivali, scarpe, abbigliamento, veicoli e attrezzature che entrano ed escono dall'allevamento. Limitare l'ingresso di persone e veicoli non essenziali e curare attentamente la pulizia delle stalle sono pratiche irrinunciabili.
- Controllo degli insetti vettori: Dato che la malattia è trasmessa principalmente da insetti ematofagi, è vitale adottare misure di disinfestazione efficaci. Eliminare pozze e contenitori di acqua stagnante e utilizzare insetticidi e repellenti specifici per gli animali può ridurre il rischio di trasmissione.
- Restrizioni alla movimentazione: Evitare spostamenti non essenziali di animali, prodotti o sottoprodotti, in particolare da e verso aree dove la malattia è presente o sospetta. In caso di necessità, seguire scrupolosamente le normative sanitarie e i certificati richiesti.
