Nel panorama zootecnico italiano, la salute degli animali è un pilastro fondamentale non solo per il benessere del bestiame, ma anche per la redditività delle aziende e la sostenibilità dell'intera filiera agroalimentare. Le malattie, infatti, rappresentano un costo significativo per gli allevatori, tra spese veterinarie, trattamenti, perdite produttive e cali di performance. In questo contesto, le recenti scoperte provenienti da progetti di ricerca internazionali, in particolare quelli finanziati dall'International Consortium for Antimicrobial Stewardship in Agriculture (ICASA), offrono spunti preziosi e pratiche di gestione innovative che promettono di rendere il bestiame più sano e gli allevamenti più resilienti.
ICASA, un partenariato pubblico-privato istituito nel 2019 dalla Foundation for Food & Agriculture Research (FFAR) con un investimento iniziale di 7,5 milioni di dollari, si dedica alla promozione di un uso mirato degli antibiotici, al miglioramento della salute e del benessere animale e all'aumento della trasparenza nelle pratiche di produzione alimentare. I suoi progetti, co-finanziati anche dal settore privato, stanno portando a risultati concreti per affrontare due delle problematiche sanitarie più diffuse e costose nel settore bovino: le malattie respiratorie bovine (BRD) e gli ascessi epatici.
Le Malattie Respiratorie Bovine (BRD): Un Nemico Costoso
Il Complesso Respiratorio Bovino (BRD), noto anche come "influenza da trasporto" o polmonite, è unanimemente riconosciuto come una delle patologie più comuni e costose che affliggono i bovini in tutto il mondo, Italia inclusa. Si stima che negli Stati Uniti possa causare perdite annuali superiori a 800-900 milioni di dollari, arrivando a oltre 1 miliardo di dollari solo per le operazioni di carne bovina. L'impatto economico è duplice: da un lato ci sono i costi diretti legati a diagnosi, trattamenti farmacologici e interventi veterinari; dall'altro, i costi indiretti, spesso maggiori e più subdoli, che includono la riduzione dell'indice di conversione alimentare, il calo delle performance di crescita, l'aumento del tempo necessario per raggiungere il peso alla macellazione, la diminuzione della qualità della carcassa e, nei casi più gravi, la mortalità.
La BRD è una malattia multifattoriale, ovvero la sua insorgenza è influenzata da una combinazione di fattori ambientali (come la gestione, il trasporto e il raggruppamento degli animali), fattori legati all'ospite (come la qualità della colostratura e la profilassi indiretta) e l'agente patogeno coinvolto (virus, batteri o parassiti). Questo rende la sua gestione complessa e richiede un approccio integrato.
I recenti studi finanziati da ICASA hanno fatto passi avanti significativi. Ad esempio, la ricerca condotta dalla Kansas State University ha sviluppato modelli predittivi che identificano i gruppi di bovini più a rischio di BRD e, di conseguenza, più propensi a beneficiare di un trattamento antibiotico preventivo (metaphylaxis). Un'analisi preliminare ha rivelato che il trattamento di un intero gruppo di animali non sempre porta a miglioramenti sostanziali tali da giustificare i costi di implementazione nel 72% dei gruppi studiati. Questi modelli, una volta validati in contesti commerciali, potrebbero aiutare gli allevatori a prendere decisioni più informate sui trattamenti preventivi, riducendo l'uso non necessario di antibiotici, migliorando la salute e il benessere del bestiame e contenendo i costi.
Ascessi Epatici: Un Problema Silenzioso ma Dannoso
Gli ascessi epatici rappresentano un'altra patologia diffusa, particolarmente nei bovini da carne, con un'incidenza che può variare notevolmente. Negli Stati Uniti, colpisce circa il 20% dei bovini da carne, ma in alcuni gruppi l'incidenza può raggiungere il 70%. In Italia, la frequenza è stimata tra il 5% e il 10% nei soggetti regolarmente macellati e fino al 50% nei bovini da carne alimentati con cereali. Sebbene meno evidenti della BRD, gli ascessi epatici sono associati a una ridotta efficienza alimentare e a una maggiore necessità di rifilatura della carne al momento della macellazione, incidendo negativamente sulla redditività del settore.
Questa condizione è spesso una conseguenza dell'acidosi ruminale e della rumenitide, in particolare negli animali alimentati con diete ricche di carboidrati prontamente fermentabili e povere di fibra. Gli agenti causali primari sono solitamente batteri come il Fusobacterium necrophorum e il Trueperella (Arcanobacterium) pyogenes. Tradizionalmente, il controllo di queste lesioni si basa sull'aggiunta di antibiotici, come la tilosina, nel mangime, abbinata a una corretta gestione nutrizionale per prevenire l'acidosi. Tuttavia, la crescente preoccupazione per l'antibiotico-resistenza spinge la ricerca a trovare alternative. ICASA sta attivamente promuovendo studi su strumenti diagnostici e trattamenti innovativi per gli ascessi epatici che possano ridurre l'impiego di antimicrobici, mantenendone l'efficacia a lungo termine.
Implicazioni per l'Allevamento Italiano: Verso una Gestione più Sostenibile
Le scoperte di ICASA e l'orientamento generale della ricerca nel campo della salute animale rivestono un'importanza cruciale per il settore zootecnico italiano. L'Italia, infatti, è all'avanguardia in Europa per gli standard di benessere animale e le normative stringenti in materia. Il Ministero della Salute e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali svolgono un ruolo chiave nel monitoraggio e nella garanzia del rispetto di queste normative, promuovendo un approccio olistico che integra salute, benessere e sostenibilità.
Per gli allevatori italiani, l'adozione di pratiche di gestione innovative si traduce in diversi vantaggi:
- Riduzione dell'uso di antibiotici: I modelli predittivi per la BRD e la ricerca di alternative per gli ascessi epatici permettono di limitare i trattamenti antibiotici solo agli animali che ne hanno realmente bisogno. Questo è fondamentale per combattere l'antibiotico-resistenza, una minaccia globale sia per la salute animale che umana, in linea con il principio "One Health" ampiamente riconosciuto in Italia.
- Miglioramento del benessere animale: Pratiche di gestione che riducono l'incidenza delle malattie contribuiscono direttamente a un maggiore benessere degli animali, aspetto sempre più richiesto dai consumatori e sostenuto dalle politiche europee e nazionali. Un ambiente di allevamento pulito, un'adeguata ventilazione e un basso livello di affollamento, sono tutti fattori che diminuiscono la pressione infettiva e lo stress, prevenendo condizioni come bronchiti o polmoniti.
- Incremento della redditività: Animali più sani crescono meglio, convertono il mangime in modo più efficiente e producono carne o latte di qualità superiore. La riduzione delle perdite dovute a malattie e trattamenti si traduce in un risparmio economico significativo.
- Maggiore trasparenza e fiducia del consumatore: La dimostrazione di pratiche di allevamento responsabili e attente alla salute animale può migliorare l'immagine del settore e rafforzare la fiducia dei consumatori nei prodotti italiani.
Cosa significa per gli allevatori italiani
Le ricerche promosse da ICASA e l'orientamento verso pratiche di gestione innovative rappresentano una direzione chiara per il futuro dell'allevamento bovino. Per gli allevatori italiani, ciò significa la necessità di abbracciare un approccio sempre più proattivo e basato sui dati per la gestione della salute del bestiame. Investire in sistemi di monitoraggio avanzati, in grado di fornire informazioni tempestive sullo stato di salute individuale degli animali, può permettere interventi mirati e tempestivi. La collaborazione con i veterinari aziendali diventa ancora più strategica, per interpretare al meglio i dati, implementare protocolli di biosicurezza rigorosi e sviluppare strategie nutrizionali personalizzate che prevengano l'insorgenza di patologie come l'acidosi ruminale e, di conseguenza, gli ascessi epatici.
L'attenzione alla ventilazione, all'igiene delle strutture e alla riduzione dello stress durante il trasporto e il raggruppamento degli animali sono pratiche gestionali fondamentali che, pur non essendo "nuove" in senso stretto, vedono rafforzata la loro importanza dalle evidenze scientifiche. Adottare un approccio olistico che integri nutrizione, salute animale e gestione dell'allevamento non è più un'opzione, ma una necessità per massimizzare le performance e prosperare in un settore in continua evoluzione. L'Italia, con la sua forte tradizione e l'impegno verso l'eccellenza, ha tutte le carte in regola per capitalizzare queste nuove conoscenze e rafforzare la propria posizione come leader nella produzione zootecnica di qualità e sostenibile.