Il mondo zootecnico italiano si trova ad affrontare una nuova sfida emergente: il Virus Shamonda (SHAV). Dopo i primi rilevamenti in Europa centrale e in alcune province del Nord Italia, come Trento e Bolzano, la sua presenza è stata ora confermata anche nel Mezzogiorno, con casi individuati in allevamenti di bovini e bufalini nel Salernitano, in Campania.
L'annuncio è arrivato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM), in collaborazione con la Regione Campania, che ha voluto fare chiarezza sulla situazione. Nonostante la rilevazione, le autorità hanno prontamente rassicurato gli operatori del settore e i consumatori: non sussiste alcuna emergenza sanitaria e, soprattutto, non vi sono evidenze di rischio per la salute umana o per la sicurezza alimentare derivante dal consumo di carne e latte. Tuttavia, il monitoraggio epidemiologico prosegue con attenzione per comprendere meglio la diffusione e le implicazioni del virus.
Cos'è il Virus Shamonda e come si diffonde
Il Virus Shamonda (SHAV) è un Orthobunyavirus appartenente al sierogruppo Simbu, lo stesso del più noto virus Schmallenberg, che causò preoccupazione tra gli allevatori europei nel 2011. Sebbene sia stato isolato per la prima volta in Nigeria negli anni Sessanta e segnalato sporadicamente in Africa, Australia e Giappone, la sua comparsa in Europa è relativamente recente, risalendo all'estate del 2026. Da allora, si è diffuso in diversi paesi europei prima di arrivare in Italia.
La trasmissione del virus avviene principalmente attraverso insetti vettori ematofagi, in particolare i Culicoides, piccoli moscerini capaci di percorrere lunghe distanze trasportati dalle correnti d'aria. Questi insetti acquisiscono il virus nutrendosi del sangue di un animale infetto e possono poi trasmetterlo ad altri capi. Non esistono, al momento, prove di una significativa trasmissione diretta tra animali, ad eccezione di una possibile trasmissione verticale dalla madre al feto durante la gravidanza.
Negli animali adulti, i sintomi possono essere vari e talvolta non evidenti. I più comuni includono febbre alta, spossatezza, inappetenza, diarrea e una significativa riduzione della produzione di latte, che può variare dal 15% al 75% e risolversi spontaneamente in 10-14 giorni, con un successivo ritorno ai livelli normali. L'aspetto più delicato, che richiede particolare sorveglianza, riguarda le femmine gravide, poiché il virus può attraversare la placenta e raggiungere il feto, portando a possibili aborti, natimortalità o malformazioni congenite. È importante sottolineare che, sebbene alcuni ortobunyavirus possano infettare l'uomo, per il Virus Shamonda non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino la sua trasmissibilità all'essere umano.
Il Contesto Italiano e le Implicazioni per gli Allevatori
La comparsa del Virus Shamonda in Campania, una regione con un importante patrimonio zootecnico di bovini e, soprattutto, bufalini, aggiunge un elemento di attenzione al quadro epidemiologico nazionale. L'Italia, come altri paesi europei, è costantemente sotto osservazione per l'introduzione di patogeni veicolati da insetti, spesso favoriti dai cambiamenti climatici che ne estendono l'areale di diffusione.
Gli allevatori, pur rassicurati sull'assenza di rischi per la salute umana e sulla sicurezza dei prodotti come latte e carne, devono comunque confrontarsi con le potenziali ricadute economiche legate ai cali di produzione lattifera e ai problemi riproduttivi. La perdita temporanea di latte nelle bufale, ad esempio, pur risolvendosi, può rappresentare un onere per le aziende. Analogamente al virus Schmallenberg, anche lo Shamonda, seppur con un impatto clinico generalmente meno severo, può generare preoccupazione e la necessità di adottare misure di biosicurezza.
La prontezza nella diagnosi e nel monitoraggio da parte di enti come l'IZSM e i servizi veterinari regionali è fondamentale per contenere la diffusione e mitigare gli effetti. L'IZSM, infatti, sta proseguendo con la sorveglianza clinica, la diagnosi differenziale e il sequenziamento genomico per monitorare eventuali mutazioni del virus e offrire supporto costante agli allevatori.
Monitoraggio, Prevenzione e la Visione "One Health"
La strategia di risposta alla diffusione del Virus Shamonda si inserisce in un approccio di "One Health", riconoscendo l'interconnessione tra la salute umana, la salute animale e la salute dell'ambiente. Le autorità regionali e gli istituti zooprofilattici stanno lavorando in stretta sinergia con i servizi veterinari delle ASL e con l'Osservatorio Epidemiologico Veterinario Regionale (OEVR) per garantire un monitoraggio capillare.
In assenza di un vaccino specifico al momento, le misure preventive si concentrano principalmente sul controllo dell'insetto vettore, il Culicoides. Questo include:
- Eliminare i ristagni d'acqua e le accumulazioni di letame abbandonato, luoghi ideali per la deposizione delle uova da parte dei Culicoides.
- Prestare attenzione all'acquisto di nuovi capi, verificandone lo stato di salute per evitare l'introduzione di animali viremici nell'allevamento.
- Segnalazione immediata al medico veterinario in caso di sintomi sospetti come febbre, forte calo della produzione lattea, diarrea, abbattimento, aborti o malformazioni congenite.
- Monitoraggio dei dati aziendali, annotando data di insorgenza, animali coinvolti, produzione di latte, temperatura e altri sintomi.
Cosa significa per gli allevatori
Per gli allevatori italiani, e in particolare per quelli campani, la rilevazione del Virus Shamonda rappresenta un richiamo alla necessità di mantenere alta la vigilanza e di adottare scrupolose pratiche di biosicurezza. Sebbene il virus non ponga un rischio per la salute umana né per la sicurezza alimentare dei prodotti derivati, le sue implicazioni economiche non vanno sottovalutate. I cali di produzione e i problemi riproduttivi possono impattare sulla redditività delle aziende.
È fondamentale stabilire e mantenere una stretta collaborazione con il proprio medico veterinario e con i servizi sanitari locali. La segnalazione tempestiva di qualsiasi sintomo anomalo, unita all'applicazione delle direttive fornite dagli Istituti Zooprofilattici, come l'IZSM, è il primo passo per una gestione efficace del virus. Gli allevatori sono invitati a consultare i canali ufficiali degli enti preposti per guide pratiche e aggiornamenti continui. La conoscenza approfondita della malattia e l'adozione di misure preventive basate su solide basi scientifiche saranno gli strumenti migliori per tutelare il patrimonio zootecnico nazionale e garantire la continuità e la qualità delle produzioni italiane.
